Kidane

In lingua amarica (etiope) kidane significa alleanza, patto.
Per noi è l’alleanza fatta da tutti per un unico obiettivo: accogliere e farlo bene.
Alleanza di tutti per il bene della singola persona accolta, alleanza con chi entra in questo luogo per mantenerlo bello, in armonia con il creato.
Si fa alleanza tra pari dignità. Prima di stringere patto si riconosce il valore dell’altro come interlocutore si accetta la relazione.
Kidane-Alleanza è riconoscimento di un avvicinamento e riconoscimento reciproco.
Questo da dignità, valore, importanza a ogni persona chiamata non a subire, non a recepire passivamente, ma ad essere protagonista.
Kidane rivela la forza e l’importanza di ogni singola persona, nella dignità di essere soggetto capace di stringere un’alleanza, non un soggetto debole che solo riceve, ma che a sua volta è chiamato a fare la sua parte, dare il suo contributo, costruire un pezzo dell’insieme.
Così diventa sempre più anche alleanza nel rispetto delle persone, delle cose e della natura.
È alleanza-patto tra tutti per costruire un mondo più giusto e fraterno, nella giustizia e legalità.
Ogni persona che sarà accolta all’inizio sottoscriverà un kidane di accoglienza (patto educativo-formativo).
Ogni ospite della fattoria, del villaggio, ogni passante saprà che viene chiesto un kidane-patto di rispetto del luogo.
È alleanza di tutti, nelle diversità delle storie e dei percorsi per raggiungere un’unica meta. Alleanza diventa la strada dove costruire la fraternità, quell’amicizia che non è premessa per fare un pezzo di strada insieme, ma ne è il frutto, la conseguenza, il dono.
Si parte da dove ci si trova e nel kidane di questo percorso ci si scopre amici, capaci di prendersi cura, sostenersi.
È kidane anche l’impegno a non considerarsi estranei. È kidane il voler concorrere tutti, ognuno dal suo punto di partenza e con le sue caratteristiche, per un unico obiettivo. Kidane-alleanza diventa allora un punto di partenza, ma anche di arrivo: perché per condividere un obiettivo comune da costruire e raggiungere, significa aver dedicato tempo e risorse per definirlo. Si arriva a fare kidane dopo aver condiviso molta vita.
Abbiamo scelto questo nome, straordinario e impegnativo perché rende la dignità dell’incontro e delle relazioni, perché ci ricorda che ogni persona, qualunque sia la sua storia e la sua appartenenza, è importante.
Anche visivamente, ha due punti di riferimento, pensati sull’archetipo filosofico ed educativo dell’accoglienza. Il riferimento al Natale, al luogo-grembo che protegge, raccoglie, ma anche da cui si è chiamati a partire, diventa il simbolo di un’accoglienza necessaria, essenziale, ma che resta liberante e dalle porte aperte, proiettata verso un futuro di autonomia e indipendenza. I due punti di riferimento educativi sono il CUORE e i MAGI.

IL CUORE

Albero di Natale, capanna, pozzo del villaggio. Questi 3 simboli sono il cuore di tutto il villaggio. Un cuore che pulsa di accoglienza. Albero di Natale e capanna di Betlemme raccontano immediatamente e senza altre interpretazioni il senso dell’accoglienza dell’Altro. È il mistero di uno spazio ricreato, donato. Ma capanna, albero, pozzo sono i 3 elementi essenziali di ogni villaggio.

CAPANNA-TUCUL

È un luogo diverso. Tutte le strutture sono rettangolari questa è l’unica a pianta circolare. Così si richiamano le 3 figure geometriche fondamentali (cerchio della capanna quadrato delle strutture triangolo dei tetti). La capanna, cuore centrale del villaggio, apre le 4 porte verso i 4 punti cardinali in una proiezione di coinvolgimento verso tutto il mondo, tutte le razze e culture. È luogo in cui si entra e si esce … si entra da un Mondo e si esce su un altro… questa armonia cosmica pone al centro il simbolo della capanna tucul: l’accoglienza è il centro, accoglienza che non è mai prigione o costrizione. La presenza del bambù è richiamo simbolico a Mosè, al mare dei giunchi, al suo essere “UN SALVATO DALLE ACQUE” come tante persone oggi nel nostro tempo.

POZZO

Accoglienza significa incontro, si declina nelle relazioni, negli spazi di un “noi”. Il pozzo, cuore di ogni villaggio dove la gente attinge, cerca e dona acqua ne è icona di densa umanità. Diventa il luogo delle narrazioni, del saper ascoltare e del parlare di sé, delle confidenze, forse anche dei malumori e dei pettegolezzi, intriso di umanità con tutte le luci, le ombre e le penombre che ne fanno parte. Ma proprio per questo sgronda di umanità. L’acqua che esce dalle viscere della terra, cordone di nutrimento dalle profondità della terra alla luce. Un pozzo diventa uno sguardo verso le profondità, l’interiorità, le viscere, il grembo di madre terra. Attorno a questo “ombelico” si si siede, si ci racconta, si ascoltano narrazioni, come una sorta di falò attorno al quale “avviene” la storia, dove i vecchi raccontano ai piccoli, dove si riflette, ci si commuove e si pensa. Viene così disegnata una direttrice verticale verso il cielo (albero) e verso la profondità della terra (pozzo). Saranno le comunità e i luoghi di accoglienza al pubblico fattoria foresteria agriturismo a dare direzione orizzontale. Guardare verso il cielo (valori ideali) e guardare verso il grembo della madre terra (pozzo) permette di essere in asse con la storia. Così i 4 punti cardinali, assieme a zenit e nadir, creano il fulcro spaziale, il focus centrale che raccoglie ogni altra suggestione e significato. Per noi questo fulcro ha un nome: accoglienza. La porta a est segna l’inizio di una retta che passando per il pozzo tocca il primo degli ulivi-magi per raggiungere il sole che sorge. Ogni comunità (pozzo) vive e si nutre (acqua) se sa farsi spazio accogliente (capanna) e festeggiare la vita, ogni vita (albero di Natale). Il “cuore” dà il senso a tutto l’insieme.

I MAGI

Legato al tema madre dell’accoglienza che è la natività, i magi sono segno dei pellegrini, migranti arrivati da lontano. Olivi millenari, immensi, imponenti, a godimento nostro è di chi verrà dopo di noi. Un regalo che ci siamo fatti, come dono sarà ogni persona che giunge in questo luogo. Magi pellegrini che nei millenni hanno nutrito decine di generazioni offrendo olio genuino. Custodi della vita e della morte di migliaia di persone. Giunti dal Portogallo, l’olivo è albero del Mediterraneo, dal Portogallo, alla Grecia, dall’Egitto fino al Marocco, l’olivo ricorda e simbolicamente accoglie il migrare del mare Nostrum. A loro volta sono stati migranti. Albero familiare a chi parte e a chi è arrivato da una costa all’altra, quasi testimoni, custodi di tutto ciò che avviene. Sono la storia. C’erano prima di noi, vivranno molto più di noi. A ricordarci che noi siamo una piccola parte della storia degli uomini, creature fragili e piccole, di passaggio. Il loro migrare ricorda il nostro passaggio sulla terra. Il loro essere eterni, il nostro essere fugaci. Il loro donare olio, il nostro donarci agli altri. Il loro essere forti sostiene il nostro essere spesso fragili. Il loro essere eterni dialoga con la brevità della nostra vita. Noi andremo… loro resteranno… e custodiranno le nostre storie e racconteranno anche di noi. Questi olivi hanno nutrito decine di generazioni con il loro frutto. I magi portatori di doni indicano uno stile: fare della nostra vita un dono. Questa la strada che rende indistruttibile, eterna la nostra storia. Emergono con chiarezza delle coordinate su cui tutto il campus è stato pensato: Sociale: casa lavoro Ecologica: uomini natura/animali Teologica: Natale e Pasqua Spaziale: 4 punti cardinali, zenit-nadir In questo villaggio trovano spazio i seguenti centri focali: La sfida è accogliere oltre alle persone vicine e sensibili, tutto un mondo spesso indifferente o contrario che, attraverso la fattoria o il buon cibo, intercetta e viene a contatto con una dimensione sociale prima poco conosciuta o conosciuta male.